lunedì 13 giugno 2011

NON CI RESTA CHE RIDERE.

"Una risata vi seppellirà" sembra fosse la frase che pronunciavano gli anarchici, quando venivano arrestati, tra la fine dell'800 e i primi del 900. La stessa frase fu poi ripresa nella protesta francese del maggio '68 e successivamente, nelle ribellioni del '77. Ogni tanto, insomma, queste parole ritornano di moda.

Però, quando ho pensato al titolo di questo post, non avevo in mente la risata di scherno, di derisione: un'arma, a tutti gli effetti. Mi veniva in mente piuttosto il testamento di Terzani. Nella sua ultima intervista, malato, prossimo alla fine, a chi gli domandava se, secondo lui, l'Occidente sarebbe tornato a sorridere, rispondeva: "Lo spero. Perché una civiltà che non sorride è infelice. E io trovo che ridere è una cura, è parte della guarigione. Infatti, una delle terapie che ho scoperto in India è la terapia del sorriso. Una mattina, in un parco, c’era un gruppo che, dopo aver fatto un po’ di yoga, a un certo ordine alzava le braccia e cominciava a ridere. E quale modo migliore per cominciare la giornata che magari finisce in un ufficio ad aria condizionata? Per cui il consiglio che do a tutti è cominciare con una gran risata e finire con una gran risata."

Insieme con molti amici, pratico da qualche tempo la stessa tecnica indiana del ridere senza motivo (Yoga della Risata), alla quale accenna Terzani. E' vero, ridere fa bene ed è bello cominciare e finire ridendo. Non è vero che il riso abbonda sulla bocca degli stolti, come ci ricordava qualche educatore segaligno.
Non è sempre facile ridere o sorridere, perché spesso la vita ci presenta prove difficili da digerire. Eppure, se riusciamo a regalarci un sorriso, avremo aperto il nostro cuore a noi stessi e agli altri. Ridere aiuta la nostra creatività, ci aiuta ad apprezzare ciò che abbiamo e a inventarci qualcosa di nuovo e di migliore.
Per questo, non ci resta che ridere!

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