domenica 15 gennaio 2012

POCO O NIENTE.

A Natale ho ricevuto un libro in regalo, dal titolo "Poco o niente", sottotitolo "Eravamo poveri. Torneremo poveri", autore Giampaolo Pansa. L'ho letto tutto: mi ha commosso, mi ha fatto riflettere, ma, soprattutto, mi ha fatto ricordare.

L'autore descrive la storia della sua famiglia, una famiglia come molte altre in Italia. Sì, perché i poveri sono sempre stati più numerosi dei ricchi. Ci è particolarmente chiaro, ora. I primi a essere stati toccati dalla manovra "Salva Italia" (sempre ammesso che ci salviamo...) non sono stati i più abbienti, per la semplice ragione che noi siamo in tanti e noi siamo chiamati, per primi, a salvare il nostro Paese. E' sempre stato così: chi moriva nelle trincee, tra il 1915 e il 1918, apparteneva prevalentemente alle classi meno agiate, per il semplice motivo che i ricchi sono sempre stati in schiacciante minoranza numerica.

Ci lamentiamo per quanto ci sta capitando ora o per quello che temiamo possa capitarci. Però, anche i miei nonni, come i personaggi (veri) del libro di Pansa, si sono vissuti due guerre mondiali e hanno dovuto fare i conti con la fame, in tempo di guerra, quando i viveri, in città,sotto i bombardamenti, scarseggiavano.

I nonni paterni erano più fortunati e non è a loro che mi riferisco ora. Ricordo chiaramente che, quando ero piccola e andavo a trovare i nonni materni nella loro vecchia casa all'estrema periferia sud di Milano, ero felicissima. Mi piaceva giocare da loro, seguire mia nonna quando andava a fare compere alla cooperativa (dove c'era pochissima scelta), con la sua borsa a rete, o quando andava a prendere le uova nella cascina ai margini della città o quando andava in cortile ad attingere l'acqua alla fontana. Non mi rendevo conto di quanto faticosa fosse la sua vita a quei tempi, negli anni cinquanta.

Solo qualche mese fa, rivedendo quella vecchia casa, ora ristrutturata e bellissima, ho provato un po' di nostalgia. Chi ora la abita ha la sensazione di aver fatto una scelta ecologica, di vivere in modo sano, come allora. Davanti a me c'erano gli stessi luoghi della mia infanzia, rivisitati però sotto una nuova luce, quasi disneyana, molto edulcorata rispetto alla cruda realtà di allora. In cuor mio, pensavo: " No, miei cari, non avete fatto una scelta ecologica rievocando il passato. La fontana all'esterno ha funzione puramente decorativa, perché voi l'acqua corrente l'avete in casa ed è, per voi, un fatto scontato. Voi avete il riscaldamento centralizzato, al posto della vecchia stufa della nonna, che riscaldava una stanza sola... Il frigorifero conserva i vostri cibi, insieme al congelatore. Io ricordo il burro messo in una tazza con un po' d'acqua perché non si sciogliesse e non si irrancidisse rapidamente."

La vita era faticosa per la nonna. Quando, diventata ormai vecchia, potè permettersi qualche "lusso" in più, le sembrò di toccare il cielo con un dito. Usava con parsimonia perfino la lavatrice, tanta era l'abitudine di lavare a mano anche le lenzuola.

Sì, eravamo poveri, ma davvero ridiventeremo come allora? Non lo so e non lo penso. Penso solo che abbiamo paura di perdere qualche privilegio rispetto a quanti ne abbiamo accumulati finora. Abbiamo dato tutto per scontato, mentre mia nonna non dava nulla per scontato. Questa è la vera differenza. Noi siamo spesso infastiditi o depressi, mentre mia nonna era serena: conservo il ricordo del suo ultimo sorriso dentro di me, del suo ultimo grazie alla vita, che le aveva dato tanto. E io ora la ringrazio per avermi dato questi ricordi che mi hanno aiutato e mi aiutano a vivere, anche nei momenti più difficili.